Il nostro itinerario parte da Rialto, luogo certamente evocativo poiché da qui inizia la storia di Venezia.

La tradizione storiografica racconta con grande precisione di dettagli la nascita del primo insediamento abitativo nell’isolotto di Rivus Altus il 25 marzo 421 quando a mezzogiorno venne consacrata la prima chiesa, votata a San Giacomo che avrebbe salvato la popolazione da un violento incendio. Eccezion fatta per qualche dettaglio, l’attuale aspetto della chiesetta di San Giacometto risale al rifacimento del XVI sec.
Non dilungandoci troppo sulla storia delle origini di Venezia, che è piuttosto oscura almeno fino all’anno 1000, di questa leggenda non verificabile, oltre al solo aspetto emozionale, ciò che è certo è che l’isolotto di Rivus Altus fu tra i primi ad acquisire un ruolo di spicco sociale ed economico fino al riconoscimento politico nell’812 quando il Doge Angelo Parteciaco vi stabilì la sede dogale. A quest’epoca, quando si parlava di Rivus Altus si intendeva l’intera città compresa l’attuale zona di Rialto (ultra canalem) e la zona di S. Bartolomio, S. Salvador, S. Marco e Santa Maria Formosa (extra canalem). La zona realtina ultra canalem acquisì nel tempo una vocazione mercantile fino all’istituzione del Mercato organizzato per aree di vendita diverse a seconda del prodotto: l’area era ricca di negozi, magazzini di deposito e di abitazioni di cui oggi restano solo vestigia nella toponomastica. L’attuale mercato che vi consigliamo di visitare spingendovi pochi metri oltre tenendo il ponte di Rialto alle spalle, è piuttosto recente: quest’area divenne sede del mercato cittadino nel 1907 quando venne anche eretta la loggia sovrastante in stile neogotico.
Torniamo ora verso San Giacometto e prima di lasciare questo campo date un’ultima occhiata al porticato gotico (uno dei rari sopravvissuti a Venezia) e l’orologio che fin dal 1410 scandisce i tempi del mercato; di fronte all’ingresso della chiesa invece notate il cosiddetto Gobbo di Rialto, scultura del XVI secolo che sorregge la Piera del bando, ovvero una specie di piccolo palco da cui il messo leggeva gridava i bandi.

Saliamo ora il Ponte di Rialto che dal 1591 (quando venne costruito per la prima volta) al 1854 (quando venne costruito il ponte dell’Accademia) rappresentava l’unico attraversamento pedonale sul Canale Grande. L’attuale struttura monumentale caratterizzata da una doppia fila di negozi è opera di Antonio da Ponte che nel 1588 vinse il bando di gara indetto dal Senato della Repubblica superando concorrenti talentuosi come il Sansovino, Michelangelo e il Palladio. Molti furono i tentavi degli architetti nel tempo di creare una struttura stabile di collegamento fra le due rive: ricordiamo solamente il primo, del 1181 quando pare si trattasse più semplicemente di un ponte di barche mobile, chiamato che ponte della Moneta a ricordo del pedaggio che si doveva pagare per attraversarlo.

Attraversato il ponte di Rialto, girate a destra attraversando campo S. Salvador e arrivate al teatro Goldoni, il più antico di Venezia ancora esistente; da qui prendete la prima calle subito a sinistra per arrivare in campo San Luca; dal campo prendete una delle due calli alla vostra destra che abbracciano la banca (è uguale) e arrivate in campo Manin.

In una delle calli laterali sinistra si trova uno dei gioielli nascosti di Venezia: la scala Contarini del Bovolo. Quest’imponente scala a chiocciola, sintesi dello stile rinascimentale, gotico e veneto – bizantino commissionata da Pietro Contarini alla fine 1400 ha uno scopo specificatamente ornamentale. Se avrete voglia di salire gli 80 gradini che vi porteranno fino in cima al loggiato, potrete visitare anche la Sala del Tintoretto dove è esposta una selezione di dipinti e sculture che offre un piccolo, ma significativo spaccato del gusto del patriziato veneziano dell’epoca ed è testimonianza dei più illustri protagonisti del panorama artistico veneziano tra ‘500 e ‘700.
Da campo Manin proseguite sempre dritti (in direzione opposta a Rialto), attraversate campo Sant’Angelo e campo Santo Stefano alla fine del quale troverete il ponte dell’Accademia. Ai piedi del ponte, alla vostra sinistra si erge palazzo Cavalli – Franchetti, attuale sede dell’istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti e sede espositiva per mostre temporanee. Edificato nel Quattrocento in stile gotico, nei secoli vennero apportate importanti modifiche; il suo giardino esterno resta uno dei più belli affacciati sul Canal Grande.
Alla vostra destra invece la chiesa di San Vidal, attuale sede dell’orchestra Interpreti Veneziani che propone ogni sera dedicato la produzione di Antonio Vivaldi e i grandi interpreti della stagione barocca.

Il ponte dell’Accademia, ad una prima vista, appare un po’ strano: in una città così magnificamente monumentalizzata, questo è l’unico ponte in materiale povero e deperibile. L’attuale ponte dell’Accademia fu costruito in soli 37 giorni all’inizio del 1933 per sostituire rapidamente ed in economia il precedente ponte del 1854 che aveva dato pericolosi segnali di cedimenti strutturali: in realtà avrebbe dovuto essere una struttura temporanea che però non venne mai sostituita a causa degli elevatissimi costi di una nuova realizzazione. Al momento della sua inaugurazione era il più alto ponte ad arco in legno di tutta Europa.

Dal Ponte dell’Accademia potrete godere di una delle più belle viste di Venezia sullo sfondo della chiesa della Salute.

Dall’altra parte del ponte troverete di fronte a voi le Gallerie dell’Accademia, che ospitano la più ricca collezione di dipinti veneziani e veneti, dal Trecento bizantino e gotico agli artisti del Rinascimento, dal Bellini, Carpaccio, Giorgione, Veronese, Tintoretto e Tiziano per arrivare a Giambattista Tiepolo e ai vedutisti settecenteschi, Canaletto, Guardi, Bellotto, Longhi. Oltre all’esposizione permanente, vengono organizzate mostre temporanee di valore. Il museo occupa oggi la prestigiosa sede della Scuola Grande di Santa Maria della Carità, una delle più antiche confraternite laiche della città.
Dal ponte di Rialto tornate indietro in campo santo Stefano e poi in campo sant’Angelo; arrivati in calle dea Mandola, svoltate a destra in rio de la Verona alla cui fine trovare il teatro La Fenice.

La Fenice, dall’esterno risulta, è da ammettere, un po’ anonimo rispetto ad altri sontuosi palazzi o ad altri teatri europei, ma vi garantiamo che il suo interno è assolutamente impareggiabile. Se non avete messo in progetto di partecipare ad uno degli spettacoli in programma, potete anche visitare il teatro con un’entrata a biglietto.
Tenendo il Teatro alle Spalle prendete calle del Fruttarol, poi Frezzaria fino ad arrivare in bocca di Piazza.
Piazza San Marco è sempre stata il salotto di Venezia, dove si affacciano gli edifici più importati della vita pubblica e della vita religiosa e dove vengono ospitati gli avvenimenti più importanti della vita cittadina.

Proseguendo, con una visuale cinematografica (guardando appunto la Basilica) a destra, si scorge il maestoso Palazzo Ducale (qui informazioni sulle visite), la Piazzetta San Marco (nella quale si ergono i due grossi monoliti che sorreggono le statue dei due protettori di Venezia, San Marco, nella sua veste simbolica di leone alato, ed il precedente di origine greca San Teodoro che trafigge il drago); segue la splendida Zecca, costruita dal Sansovino che precede la Biblioteca Marciana, pensata dallo stesso Sansovino per ospitare alcuni manoscritti donati alla città nel 1468 dal Cardinale greco Basilio Bessarione, ancora oggi consultabili; successivamente l’imponente mole del Campanile di San Marco (qui informazioni sulle visite) el paron de casa, con la loggia anch’essa costruita dal Sansovino.

La carrellata prosegue dalla Piazzetta San Marco entrando in Piazza, con le Procuratie Vecchie (gli alloggi dei procuraori della Repubblica, oggi sede del Museo Archeologico) l’Ala Napoleonica e le Procuratie Nuove (che insieme costituiscono il museo Correr), la Torre dell’Orologio, la Piazzetta dei Leoncini con la sede della Curia Patriarcale.

Piazza San Marco è davvero incantevole a qualsiasi ora del girono ma se riuscite a ritagliarvi una mezz’ora per visitarla negli orari di minor affluenza turistica (la mattina prima delle 10 o la sera dopo le 18.00) sarà ancor più emozionante.
Portatevi ora all’entrata dell’area marciana verso il molo, dove ci sono le colonne di San Marco e di San Todaro: girate a sinistra verso riva degli Schiavoni dando almeno un’occhiata all’isola di San Giorgio sulla destra. Subito terminato il perimetro di palazzo Ducale, alla vostra sinistra avete il noto ponte dei Sospiri, edificato nel 1602 per far transitare i detenuti verso le nuove prigioni e non lasciar loro alcuna possibilità di fuga (visitabile all’interno della visita alle Prigioni).

Proseguendo per Riva degli Schiavoni, il nostro itinerario si conclude davanti in un luogo evocativo al pari di quello con cui è iniziato il nostro breve viaggio: l’Arzanà, ovvero l’arsenale militare in cui dal XII sec al 1957 vennero costruite ed allestite le navi militari e commerciali. Notiamo subito che l’Arsenale è l’unico spazio a Venezia ad essere circondato da alte mura la cui funzione non era protettiva in senso stretto, quanto di mantenere la segretezza delle tecniche di costruzione avanzatissime. Segretezza talmente era fondamentale da vietare agli edifici circostanti un’altezza superiore a quella delle mure del cantiere, mentre agli stessi arsenalotti (i suoi tecnici) venne impedito di emigrare ed ai suoi dirigenti vennero riservati alloggi demaniali nei pressi delle mura.

La porta da Terra è del 1460 ed è anche detta porta dei leoni per le meravigliose sculture greche originali che ne ornano l’entrata principale; due torri merlate del 1686 con la doppia funzione di gru per posizionare alberi e pennoni sulle navi o per caricare e scaricare i cannoni, rappresentano la monumentale entrata acquea.
Nel 1957 fu disposto il trasferimento ad Ancona del Dipartimento Militare Marittimo dell’Alto Adriatico, per cui molti dei suoi spazi risultarono in esubero e così dati in concessione al altre realtà. In particolare negli ultimi anni parte dell’Arsenale è diventata una delle sedie della Fondazione La Biennale di Venezia che ha provveduto al restauro e alla messa in sicurezza del sito diventando così sede espositiva e dei Festival di Danza, Musica e Teatro.